BASKET E MINIBASKET : SI RIPARTE

BASKET E MINIBASKET : SI RIPARTE -  Imperia Basket  Ass.sp.dil.
 
 
               
 

MINIBASKET BKI - SI RIPARTE!

Riparte il Mini-Basket a Imperia per bimbi e ragazzi dai 4 ai 13 anni

Per accedere alle prove gratuite chiama o manda un messaggio whatsapp al numero 3355641259

 

Attivita':

Propedeutica: fino ai 5 anni non compiuti

Pulcini e Scoiattoli: dai 5 agli 8 anni

Aquilotti Junior e Senior: dai 9 anni in su

 

I nostri preparatori e istruttori FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) guideranno i ragazzi in questa grande avventura, in totale sicurezza!

 

Per accedere alle prove gratuite chiama o manda un messaggio whatsapp al numero 3355641259

 

Per giocare e divertirci in sicurezza, ecco poche e semplici regole da rispettare per gli allenamenti: 

- consegnare l'autocertificazione Covid di buona salute;

- allenamenti a porte chiuse. I genitori potranno accompagnare i ragazzi in palestra e venirli a riprendere alla fine dell'allenamento!

- indossare la mascherina in entrata e in uscita 

- Verrà misurata la temperatura all' ingresso.

- Non si potranno usare gli spogliatoi: i ragazzi si cambieranno sugli spalti rimanendo distanziati.

- usare calzature pulite! Portatele nello zainetto e cambiatele in palestra, all'ingresso, prima di entrare in campo.

- Ad ogni cambio gruppo si igienizzeranno i palloni

- All'arrivo e all'uscita si igienizzeranno le mani dei ragazzi.

In caso di febbre o sintomi respiratori non si potrà partecipare alle attività

Poche regole che permetteranno ai vostri bimbi e ragazzi di fare sport in sicurezza.

 

Lo staff BKI sarà lì per aiutarvi

Grazie a tutti per la collaborazione! 

Ci vediamo in palestra!

 

                    ORARIO ALLENAMENTI - PALAZZETTO DELLO SPORT

 

 MARTEDI   DALLE 17.00 - 19.00   MINIBASKET       

 GIOVEDI   DALLE 17.00 - 19.00   MINIBASKET

 

                    ORARIO ALLENAMENTI - PALESTRA MAGGI

 

  LUNEDI    DALLE 17.00 - 19.00    MINIBASKET

                 DALLE 19.00 - 20.30    UNDER 18

                 DALLE 20.30 - 21.30    PROMOZIONE

 

  MARTEDI  DALLE 18.30 - 19.45   UNDER 16

                 DALLE 19.45 - 21.00   UNDER 18

                 DALLE 21.00 - 22.30   SERIE D

 

MERCOLEDI  DALLE 18.30 - 19.30  MINIBASKET

                   DALLE 19.30 - 21.00 SERIE D

                   DALLE 21.00 - 22.30  PROMOZIONE

    

GIOVEDI      DALLE 18.45 - 20.15  UNDER 18

                   DALLE 20.15 - 21.45  UNDER 18

                   DALLE 21.45 - 22.30  PROMOZIONE

 

VENERDI     DALLE 16.30 - 18.00  UNDER 14

                  DALLE 18.0 - 19.3.0   UNDER 15

                  DALLE 19.30 - 21.00  UNDER 16

                  DALLE 21.00 - 22.30  SERIE D

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Kobe Ti amerò per sempre

 Caro basket,

dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre
e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum
ho saputo che una cosa era reale:

mi ero innamorato di te

Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.

Da bambino di 6 anni
profondamente innamorato di te
non ho mai visto la fine del tunnel.
Vedevo solo me stesso
correre fuori da uno.

E quindi ho corso.
Ho corso su e giù per ogni parquet
dietro ad ogni palla persa per te.
Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore
perché c’era tanto altro dietro.

Ho giocato nonostante il sudore e il dolore
non per vincere una sfida
ma perché TU mi avevi chiamato.
Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.

 

Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere uno dei Lakers
e per questo ti amerò per sempre.
Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.
Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.

E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.
I momenti buoni e quelli meno buoni.

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…

Ti amerò per sempre,
Kobe

                       
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Scarpe da basket, ecco come sceglierle :

Ovviamente il design è importante, e così il prezzo

 

La scelta delle scarpe da basket non deve tenere conto unicamente dei criteri estetici e dello stile che si preferisce, ma va orientata in funzione del modo in cui si è abituati a giocare e delle caratteristiche individuali che si mettono in mostra sul playground. Ovviamente il design è importante, e così il prezzo (soprattutto in funzione del budget che si è disposti a investire), ma non bisogna dimenticare che un modello si può rivelare più appropriato rispetto a un altro a seconda dello stile di gioco, del ruolo e della posizione in campo: insomma, le prestazioni sotto le plance dipendono anche dalle calzature che si indossano.

Tanti marchi: come scoprire quello giusto?

Adidas, Nike, Reebook: sono solo alcuni dei brand più famosi in cui ci si può imbattere quando si pensa a quali  scarpe da basket  comprare. Ma pensare solo al marchio non è sufficiente: è indispensabile, infatti, valutare che tipo di giocatori si è e quali performance si desidera offrire. Per un giocatore veloce e scattante, per esempio, servono delle calzature che siano il più possibile flessibili ma, al tempo stesso, leggere, anche se caratterizzate da un supporto ottimale. Diverso è il discorso, invece, per un giocatore di potenza, che merita scarpe capaci di assicurare una notevole stabilità e con buoni cuscinetti. Per i cestisti all around, in grado di ricoprire con uguale bravura più di un ruolo, le scarpe devono garantire non solo buoni cuscinetti ma anche un supporto alle caviglie più che sufficiente.

Scarpe basse, medie o alte?

Una delle decisioni che è necessario prendere di fronte agli scaffali o davanti alla pagina di un e-commerce che vende scarpe da basket riguarda la loro altezza. Le calzature basse, per esempio, vengono utilizzate da un numero ridotto di giocatori, dal momento che pur essendo leggere non permettono alle caviglie di beneficiare del supporto di cui hanno bisogno. Con le scarpe alte, che rappresentano la scelta più comune, le caviglie beneficiano di un supporto di livello elevato: non è un caso che esse siano privilegiate dai cestisti più esplosivi e da quelli che ricoprono in campo diversi ruoli. Una soluzione a metà strada tra le scarpe alte e quelle basse, ad ogni modo, va individuata nelle scarpe medie, che sono consigliate in modo particolare a coloro che puntano sulla rapidità. A volte, infatti, le calzature alte possono rappresentare un limite dal punto di vista della rapidità dei movimenti: tale inconveniente può essere annullato con quelle medie.

L'importanza del comfort

Quello che conta, quando si prende una decisione sulle scarpe da comprare, è che si possa beneficiare del massimo del comfort: non bisogna dimenticare che tali calzature verranno impiegate non solo durante le partite, ma anche in occasione degli allenamenti. Proprio per questo motivo è indispensabile che restino morbide e che calzino nel migliore dei modi possibili. Non c'è niente di più irritante di un paio di scarpe da basket che nella zona sotto i lacci creano fastidio o disagio.

Le calzature devono essere in grado di adattarsi in modo ottimale allafisionomia dei piedi: se così non fosse, i piedi stessi non avrebbero la possibilità di mantenere una posizione stabile, e ciò si tradurrebbe in irritazioni alquanto sgradevoli per chi corre da una parte all'altra del campo. L'evoluzione della tecnologia in questo settore è costante, come dimostra l'ingresso sul mercato di materiali innovativi: basti pensare, per esempio, al Flyknit e al Primeknit, che fanno sì che le scarpe si rivelino tanto flessibili quanto leggere. Le guardie che devono essere veloci e non possono rinunciare alla mobilità possono trarre grande vantaggio da una soluzione di questo tipo, anche se ci sono ancora margini di miglioramento dal punto di vista della durabilità.

 

Girls BKI

L'Imperia Basket collabora , attivamente , da anni con il Blue Basket Diano Marina . Questa collaborazione ha portato ad una scelta naturale che prevede di seguire la Pallacanestro a 360°.

Il mondo della palla a spicchi si divide , come tutti gli sport in due sezioni , quella femminile e quella maschile.

Per regolamento i bambini e le bambine possono giocare a Basket sino a dodici anni in gruppi misti , o dove presente nella squadra di categoria femminile o maschile .

L'imperia Basket è prevalentemente improntata sulla pallacanestro maschile mentre il Blue Basket Diano Marina su quella femminile, quest'anno ha anche acquisito una parte di Girls dell'Alassio e del Bordighera , tanto da poter garantire le iscrizioni a diversi campionati di annata.

Cosa vuol dire questo ?

Cio vuol dire che: per gli iscritti nelle due società sino a 12 anni si  possono fare allenamenti e partite in squadre miste oppure far parte di squadre di  sole ragazze o solo ragazzi.

Gli allenamenti dell'Imperia Basket si svolgono prevelentemente ad Imperia , mentre quelli del Diano a Diano Marina.

Per le bimbe che frequentano le elementari o per chi avesse problemi di spostamenti da quest'anno ci sarà anche un allenamneto solo per la Femminile al venerdi ( per chi fosse interessato chiedere in palestra a  Patrizia ).

Non vincere… Non significa perdere

 

Non vincere… Non significa perdere

 

 

 

cortesia Daniel Horacio Agostini

Aspettavo. Sono arrivati. Puntuali.
Me lo vengono a raccontare. “Vai a vedere cosa scrivono”. “Chiedono come mai hai perso di trenta punti con i tuoi bambini di undici e dodici anni?…

“Tu cosa dici?”

E cosa dovrei dire?:

«Nello sport si vince o non si vince ma non si perde mai!» 

Dico che il principio base deve sempre essere quello di ricordare che l’obiettivo è il miglioramento e non la vittoria!

Prendo comunque spunto per ragionare su alcuni aspetti legati al modo di vivere oggi la sconfitta e la vittoria, facendo presente che la mia scelta di quest’anno è stata quella di guidare un gruppo di ragazzini che stanno imparando i primi rudimenti del basket e quindi la loro formazione passerà senza ombra di dubbio da numerose sconfitte sul campo, con scarti anche maggiori di trenta punti.

Ben vengano queste sconfitte.

In un articolo precedente ho già trattato l’argomento.

Ritengo che la sconfitta sia di capitale importanza per la formazione di un uomo.
Non risolvere il conflitto interiore che la sconfitta provoca è un grave problema che può ripercuotersi negativamente nella sfera emotiva dell’individuo.
La paura di perdere è a mio avviso più pericolosa della sconfitta vera e propria.

Chi non riesce a metabolizzare una sconfitta o chi è felice per quella altrui, se vuol rimanere a lungo nel mondo dello sport deve lavorare molto su se stesso.

Ma pensiamoci un po’ !?! Alla fine che cosa ho perso se da una partita il punteggio ha decretato un vincitore diverso da me? Ho lasciato in campo un pezzo di me stesso? Ho un peso specifico inferiore?
E’ la paura della sconfitta che deve essere vinta. Non bisogna lagnarsi  per la batosta subita.

Al giorno d’oggi i ragazzi sono spaventati, sono timorosi; sopraffatti da una timidezza eccezionale se rapportata all’importanza della prova richiesta. Un brutto voto preso che genera la paura di non riuscire ad essere promossi è innaturale.

Venire rifiutati o mollati, apre le porte alla sofferenza, annienta l’autostima, squarcia una personalità ancora in fase di costruzione. Il giudizio attinente al possesso o meno di alcune capacità viene vissuto come una considerazione che coinvolge l’interezza dell’individuo. Conseguentemente il ragazzo si sente inadatto, fuori posto, fallito. Allora può succedere che si taglino le relazioni, si abbandoni la scuola, lo sport.

Dare il giusto peso alla sconfitta, è oggi molto importante in quanto, mancando la cultura maturata dall’esperienza, essa, non viene più vissuta come opportunità per uno sviluppo psicologico, fisico, tecnico ma, paradossalmente, è la prova indiscutibile del trovarsi dalla parte sbagliata della barricata, quella dei perdenti, degli scadenti, degli incapaci.

cortesia K.M. Klemencic

Chiedersi quali siano state le cause di questo atteggiamento è necessario.
Penso che una delle ragioni della mancanza di una cultura della sconfitta sia la mancanza assoluta della cultura della vittoria.

Al di fuori dell’ambito sportivo (anche in questo campo ci sarebbe da discutere), i ragazzi sono pressati ogni giorno da un continuo bombardamento di informazioni provenienti dalla TV, i social media, la pubblicità, i reality che celebrano solo il successo. Non raccontano come raggiungerlo e sottacciono i sacrifici e le privazioni che gli autori hanno dovuto affrontare per conseguirlo. Si alimentano però le offese, gli sfottò, la mancanza di educazione, la diffamazione, la maldicenza verso l’avversario.

Facile è quindi comprendere come mai la vittoria venga vissuta come lo scopo unico del loro agire, un traguardo, drammaticamente, del tutto svincolato da analisi di natura morale: l’importante è stare sul carro dei vincitori, come ci si salga sopra non ha nessunissima importanza.

Croatia’s Grubisic Tomislav pumps his fist in the air after his team scores at the free throw line to level the score 19-19, during the boys’ preliminary basketball Group C match between Croatia and Philippines in the Singapore 2010 Youth Olympic Games (YOG) played at the *scape Youth Space in Singapore, Aug 18, 2010. Croatia won 22-19. Photo: SPH-SYOGOC/Suhaimi Abdullah " data-medium-file="https://i1.wp.com/www.robertocecchini.it/wp-content/uploads/2017/10/4903396039_e097b88bc9_b.jpg?fit=222%2C300" data-large-file="https://i1.wp.com/www.robertocecchini.it/wp-content/uploads/2017/10/4903396039_e097b88bc9_b.jpg?fit=757%2C1024" class="size-full wp-image-1091" src="https://i1.wp.com/www.robertocecchini.it/wp-content/uploads/2017/10/4903396039_e097b88bc9_b.jpg?resize=757%2C1024" alt="" srcset="https://i1.wp.com/www.robertocecchini.it/wp-content/uploads/2017/10/4903396039_e097b88bc9_b.jpg?w=757 757w, https://i1.wp.com/www.robertocecchini.it/wp-content/uploads/2017/10/4903396039_e097b88bc9_b.jpg?resize=222%2C300 222w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" width="600" height="812" />
cortesia Singapore 2010 Youth Olympic Games

D’altra parte gli adolescenti non ritrovano più in altri settori di formazione quali, ieri, potevano essere gli oratori, un tipo di insegnamento atto a rigettare la relazione che unisce il trionfo alla mancanza di etica.

La scuola (a volte) e i genitori (spesso), anche se sovente in guerra tra di loro, alla fine contribuiscono a generare lo stesso effetto, che è quello di abituare a guardare alla sconfitta non come a un episodio causato dal mancato raggiungimento di certe abilità, di un certo allenamento, di una certa maturità, ma come a una vicenda attribuibile alla responsabilità degli altri. Per loro quindi, la sconfitta deve quindi essere evitata, con qualsiasi mezzo.

Spesso, in caso di un voto insufficiente, che può dipendere così come dal non avere studiato quanto dal non avere capito bene un argomento o come utilizzare una regola o formula; così come a seguito di una sostituzione nel corso di una partita, i genitori chiedono un colloquio al professore, o l’allenatore, perché renda subito conto del suo operato e, ancor meglio, ammetta la propria colpa, riducendo o eliminando del tutto quella del figlio.

Anziché colloquiare con il ragazzo aiutandolo ad individuare gli sbagli, spronandolo a fare meglio, dando prova che il loro affetto nei suoi confronti resta comunque inalterato, affermando – al di là del voto, al di là dei minuti di gioco disputati – l’idea che si può vincere come si può perdere, ma che non è il solo risultato a determinare il valore totale di una persona.

Quando vedo i genitori che vanno alla ricerca di un colpevole, ho la netta sensazione che abbiano paura che l’insuccesso del figlio in qualche modo contamini anche la loro figura .

cortesia Marco Nedermeijer

Viviamo sulla nostra pelle migrazioni di intere squadre di giocatori che vogliono essere inclusi in società vincenti. Forse pensano che basti indossare una maglietta importante per acquisire in automatico lo status di campione. Sono contenti quando le loro corazzate stendono al tappeto il malcapitato e quando capita di perdere la colpa è sempre di un fattore estraneo a loro stessi. Quando non è colpa dell’allenatore è stato l’arbitro. Quando non si può incolpare l’avversario sleale la colpa è di qualche compagno incapace.

Mancando l’anticorpo generato dalla sconfitta il corpo si ammala.

Sono anni che da settori giovanili importanti non escono giocatori in grado di competere ad alti livelli internazionali. Esistono giocatori bellissimi da vedere, fisicamente preparati, tecnicamente formati a regola d’arte che però, alle prime sconfitte personali lasciano cadere a terra ogni speranza e si lasciano sopraffare dagli eventi.

A 13 anni sono nella selezione della propria via, a 14 del proprio paese, a 15 della propria Regione, a 16 anni selezionati per la nazionale e poi? A giocare il campionato di basso livello che mai avrebbero nemmeno immaginato poter disputare. Sogni che diventano incubi.

Manca la corazza che solo la reazione alla sconfitta può dare. Manca il callo che una volta è stato una vescica.

Non siate sorpresi se qualche volta la mia squadra perderà, siate meravigliati se da quella stessa squadra non usciranno giocatori e uomini veri. Gente che saprà giocare e vivere sempre al massimo delle proprie capacità.

Roberto Cecchini